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La costellazione familiare

Il bagaglio della nostra infanzia

Tre storie, tre persone che hanno attraversato tutto o una parte del XX secolo. Attorno a loro le famiglie, il contesto storico-sociale, il territorio, la tradizione nel periodo che va dal secondo dopoguerra agli anni settanta. Siamo nel nord-est, nella campagna veneta vicino a Conegliano, siamo a Codognè e Gaiarine. Parlare di sé, raccontare dei propri cari, fare della famiglia di origine il filtro, il paradigma per presentare uno spaccato della storia al passato prossimo per mettere in luce un modello di esistenza fortemente ispirato ai Grandi Valori della vita e dell’umanità. Forse ripartire, attingere alla memoria ancora viva e feconda dei genitori, anche dei nonni, a punti di vista che hanno avuto la verifica del tempo, può aggiungere elementi per lavorare sul nostro quotidiano. Aiuta a riflettere, a pazientare, a comprendere che le cose hanno un tempo naturale di evoluzione. Ci allontana dai risultati veloci, ci insegna il senso dell'impegno e della consistenza delle cose perseguite con la costanza facendo affidamento alle proprie risorse.
Dedico ai miei figli e a tutti i ragazzi questa eredità del mio passato, in un formato editoriale che guarda già al loro presente.


Codice 978-88-97272-25-0
Autore Francesca Salvador
Categoria eBook per la Scuola - Narrativa per adolescenti
Editore Sysform Editore
Protezione Watermark

Disponibilità ed assortimento:

Formati disponibili
EPub e PDF Disponibilità immediata
La costellazione familiare


Presentazione

Tre storie, tre persone che hanno attraversato tutto o una parte del XX secolo. Attorno a loro le famiglie, il contesto storico-sociale, il territorio, la tradizione. Siamo nel nord-est, nella campagna veneta vicino a Conegliano, siamo a Codognè e Gaiarine. Parlare di sé, raccontare dei propri cari, fare della famiglia di origine il filtro, il paradigma per presentare uno spaccato della storia al passato prossimo per mettere in luce un modello di esistenza fortemente ispirato ai Grandi Valori della vita e dell’umanità.

Stiamo parlando soprattutto del periodo che va dal secondo dopoguerra agli anni settanta. Periodo caratterizzato da un’esperienza personale e collettiva che esprimeva impegno e responsabilità del singolo e della collettività. Senso del dovere, solidarietà e condivisione insieme a semplicità, gioco e leggerezza. Un’esistenza ancora… vivibile, a misura d’uomo e di bambini che lasciava spazio per il dialogo, la chiacchiera del borgo, il prendersi cura dei figli di tutti.

Non si torna indietro, questo è certo. Il fatto è che… bisognerebbe andare avanti. Ovvero, l’oggi, sia per noi che siamo i testimoni di quel periodo, sia per i giovani, manca di quella serenità affettiva che abbiamo goduto. Siamo destabilizzati, disorientati e dispersi, scarsamente motivati, senza riferimento e orientamento. È il prezzo della tecnologia, della modernità, del benessere economico che in modo più evidente che altrove, ha toccato il nord-est. Ma quanto abbiamo sacrificato in termini di benessere interiore, sobrietà, solidarietà… quanto in termini di natura, senso del bello, aria e corsi d’acqua puliti e ricchi. Ambiente equilibrato ed incantato?

Questo benessere economico che ora ricade su se stesso, messo in crisi dalla sua intransigenza, ci fa interrogare - almeno lo auspichiamo – sulle nostre scelte di vita, di lavoro, di agiatezza. Ci chiama ad una maggior consapevolezza su chi siamo, chi è l’uomo e qual è il suo posto nell’universo.

Con questi racconti ancora una volta imparare da quelli che sembrano i semplici, i vinti, i deboli della storia rispetto alle personalità di rilievo. Persone sicuramente non protagoniste di grandi eventi, di gesta eclatanti, con i quali s’è scelto di contrassegnare il processo storico dell’umanità, ma attive e presenti nella quotidianità che fa l’evolversi e la promozione della collettività, dei borghi e dei paesi. Le esistenze semplici, nascoste che appaiono funzionali al sistema e alle decisioni dei grandi ma che, in effetti, hanno lavorato nell’impegno e nel silenzio per formare la generazione seguente.

Forse, ripartire, attingere alla memoria ancora viva e feconda dei genitori, anche dei nonni, a punti di vista che hanno avuto la verifica del tempo, può aggiungere elementi per lavorare sul nostro quotidiano. Aiuta a riflettere, a pazientare, a comprendere che le cose hanno un tempo naturale di evoluzione. Ci allontana dai risultati veloci, ci insegna il senso dell'impegno e della consistenza delle cose perseguite con la costanza facendo affidamento alle proprie risorse.

A quel mondo di valori e intenti faccio riferimento nel raccontare la mia infanzia. Non sto ponendo uno di fronte all'altro il nord e il sud quanto, piuttosto, due tempi storici, il mio e quello dei ragazzi di oggi. A loro soprattutto dedico questo racconto, questa eredità del mio passato perché possano conoscere l’esperienza di vita, anche solo tra le pagine di un libro, e riconoscere i valori che appartengono all’uomo, anche se oggi si fa più fatica a individuarli e a viverli. Ai genitori e ai colleghi insegnanti la possibilità di regalare ai propri ragazzi la lettura di un passato prossimo in un formato editoriale che guarda al futuro ma che è già il presente per i nostri figli, per i nostri alunni.


L' Autrice.....

L' Autrice

Francesca Salvador

Sono nata a Codognè, un paese tra la provincia di Treviso e Pordenone. Insomma il nordest che per i più è territorio altamente industrializzato e ricco. Nei paesi della mia infanzia, quando io vi abitavo, la campagna veneta era ancora molto ampia, intensamente lavorata e curata. Spiccavano sulla pianura i campanili dei paesi e le tante macchie verdi degli alberi. Oggi molte sono le industrie che riempiono gli spazi tra un paese e l’altro e il tutto sembra una rete di iperattività, di scatoloni di cemento, di trame stradali sempre insufficiente e asfittica rispetto alle esigenze che un traffico sostenuto e pesante esigono. Ma non è la rete delle comunicazioni che è insufficiente, forse è il traffico che è… esagerato.

Certo ci sono le piste ciclabili ma, a dire il vero non sono granché, poco curate e con scarsa manutenzione. Lo so perché anche se abito a 1100 chilometri dal mio paese di origine, quando torno “a casa” dai miei genitori e dalle mie sorelle, appena posso prendo la vecchia bicicletta di mamma e vado a farmi i miei giretti raggiungendo i paesi vicini. Così mi rendo conto che la carenza e trascuratezza delle piste ciclabili limita l’orizzonte dei miei rilassanti vagabondaggi.

La campagna veneta che sta nella mia memoria era caratterizzata da campi di pannocchie, distese di vigneti, grandi orti vicino alle case, piccoli boschi ai margini dei paesi, corsi d’acqua che affiancavano le strade. L’acqua scorreva limpida, azzurra, spesso ai bordi dei fossi stavano i “lavador” ossia dei piccoli lavatoi in legno sui quali le donne si inginocchiavano per sciacquare i panni. Anche io l’ho fatto spesso da piccola. Era bello, tenero, lavare al fosso. Era.. fresco; il vestito si gonfiava sul filo dell’acqua, il sapone scorreva via lasciando una scia chiara. Era sapone semplice, innocuo, da bucato, che si conciliava con l’acqua e le erbe.

Un’altra caratteristica dei paesi veneti sono le ville venete, le grandi case di campagna che i nobili veneziani hanno costruito, ad esse si recavano per passare l’estate lasciando Venezia e la calura estiva; ne parlo anche nel libro, queste ville placide, eleganti, esteticamente sublimi, sono... il mio sogno, la mia passione: Palladio, Longhena, Frigimelica, Scamozzi... grandi architetti per grandi famiglie: Brandolini, Marcello, Condulmer, Pisani…

Papà aveva un consorzio agrario e altri negozi, c’ha sempre portato nel suo girare per il territorio a vendere concimi, sementi, attrezzi agricoli, seguire i contadini nel loro lavoro e ci ha insegnato a …osservare la natura, le coltivazioni. Ci ha educato a guardare con occhio esperto e critico le coltivazioni, a discernere se una coltura era sana o malata, seguita bene dall’agricoltore o no. Lui sapeva come sarebbe andato il raccolto e manifestava ad alta voce le sue impressioni. Così ha affinato il nostro sguardo, l’ha reso curioso di tutto ciò che accade attorno a noi, ci ha trasmesso un grande senso del valore e della potenza della natura. Viaggiavamo macchina e lui sempre a dire: “Varda, varda…” guarda, osserva. Ritengo che per noi sorelle questo nostro modo sobrio, mai esagerato di usare delle cose del mondo, di rispettare la natura e le materie prime, sia frutto di questa formazione quotidiana che papà, attento e sensibile per sua natura e per esigenze del suo lavoro, ci ha trasmesso.

Quando viene l’autunno e viaggio in macchina, sollecito i miei figli a osservare e qualcuno di loro dice: “Autunno, adesso mamma comincia a dire - guarda, guarda! - ”.

Come leggerete noi siamo cinque sorelle, abbiamo sempre giocato tanto e riso tanto, ma anche lavorato parecchio perché papà ci coinvolgeva sempre nel suo lavoro: scaricare e caricare sacchi, scatole, cose e cose di tutti i tipi. Contare, fare i conti, dare il prezzo alla merce, tenere i registri, pulire, riempire gli scaffali, aprire e chiudere i negozi e stare al banco a vendere. Pesare, misurare, sommare, dividere, prendere i soldi e dare il resto… annotare, dire - per favore - grazie - prego. Sentirsi dire “il cliente ha sempre ragione” e fare così, nonostante le obiezioni che salivano dentro.

Fare tutto con passione possibilmente, perché se papà non avvertiva che ci si metteva impegno e attenzione ovvero la nostra idea, la nostra creatività e inventiva, era capace di disfare il lavoro cha avevamo fatto. Che ne so... allestire la vetrina, sistemare pacchi e pacchi di oggetti, incartare un regalo… eccetera, capace di farci rifare il lavoro se non lo vedeva fatto “come si deve”.

Mamma era sempre accanto, sempre al lavoro tra casa e negozi, eppure la nostra casa era sempre piena di fiori, i merletti sui mobili, noi sempre vestite gonne e vestitini freschi e colorati. Era anche parecchio assillante: “Fai qua, fai là… stai zitta, obbedisci”... uff!

Ora, posso dire che tutto è stato molto utile, certamente non sempre facile e gradevole.

Quindi, cinque sorelle. Si studiava, si giocava, si lavorava. Le domeniche sempre fuori in montagna, al lago o in qualche città. Sempre gita domenicale e pic nic. Questo gusto dei viaggetti è rimasto in noi e ancor oggi, appena possibile, siamo in giro con le nostre famiglie. In macchina si cantava, grandi e lunghe cantate e… litigate su cosa cantare. Tutti giochetti che poi abbiamo continuato con i nostri figli, ancor oggi.

La nostra infanzia è trascorsa in mezzo a tanti compagni di giochi. Avevamo una stradina, un cortile ma soprattutto “la mùtera” vale a dire la collinetta del parco della villa veneta, villa Toderini.

I prati con le margherite, le viole, i viali di tigli, il profumo dell’acqua, dell’erba e il fieno. Certi angoli della campagna che raggiungevamo con le biciclette, dove il fossato faceva una curva, dove c’era un ponticello, le aie, i pezzetti di verde attorno alle case, luoghi della memoria pieni di dolcezza, di poesia che stanno dentro di noi. Con i compagni di gioco era sempre un rotolare, saltare, correre dappertutto. Per voi ragazzi di oggi tutto questo è spesso lontano dall’esperienza ma v’assicuro che noi eravamo.. intrisi.. di natura, di aria buona.

Provo a raccontare di me e vado sempre ai luoghi dell’infanzia. Sì, eppure abitavo in centro, accanto al Municipio, con i negozi ed il bar di fronte ma era una vita nella natura. Dunque: ho studiato e insieme lavorato. A trent’anni mi sono sposata, poi due anni a Spello, in Umbria e dalla mia finestra avevo Assisi. Un anno a Roma: studiare, insegnare, scorazzare per la città ogni momento libero. Poi il grande salto… traslocare in Calabria. Perché? Mio marito diventa parroco di un paese di rito bizantino, abbiamo tre figli, due ragazze e un ragazzo. Oggi le due figlie Sofia e Irene stanno al nord a studiare, a Venezia e Bologna, e Giuseppe Gerardo frequenta il liceo. Io insegno in un Istituto Tecnico e alimento la mia costante curiosità occupandomi di... alfabeti, archetipi, mandala, disegno antroposofico e tanto altro che poi propongo a scuola ai miei ragazzi.

Sono insegnante di religione e le mie ore sono un costante laboratorio aperto alle strategie e dinamiche del pensiero. Rendersi conto di come e cosa si pensa e usare le conoscenze che ci vengono dal passato per lavorare dentro di noi. Mettere insieme la nostra parte razionale - logica e la parte analogica - intuitiva. Creare prodotti finali del percorso didattico: divertenti, interessanti, lucidi e importanti.

Dialogare con ragazzi e ragazze, accettarli come sono, lasciarli lavorare fuori dagli schemi e dalla prescrittività delle discipline (almeno nella mia ora), fare della scuola un… gioco. Formativo ma gioco. Non sempre riesce, l’ostacolo è la disciplina, ovvero la correttezza dello stare in classe e dell’interagire con il docente ma, dove si lavora così, si gusta un’ora intensa, di senso e ricca di informazioni nuove e propositive. Dove non si riesce si cerca di… fare del nostro meglio.

Certamente la vita scolastica ha caratterizzato la mia creatività e il mio scrivere. C’è sempre un sottile profondo intento che orienta la ricerca, le mie scelte letterarie e i miei racconti. Ovvero la “formazione della coscienza del singolo e collettiva”, per me i destinatari del mio impegno sono innanzitutto i miei figli e i miei alunni.

La mia passione sono gli Alfabeti, sì sembra un argomento originale ma io ho compreso che raccontare la storia del pensiero delle civiltà significa ri-percorrere la nostra esperienza, la concretezza delle vita dei popoli, i problemi della comunicazione, la presa di coscienza di ciò che è importante e ciò che è relativo nella vita e nella convivenza umana. I segni, conosciuti, osservati, riprodotti ci parlano di tutto questo. Ci fanno entrare nel mondo della storia, della filosofia, filologia, e… in tutte le strategie pratiche e funzionali che le popolazioni hanno escogitato per vivere e trafficare se stessi con il mondo. Spesso a scuola usiamo gli alfabeti per conoscere il pensiero, ci divertiamo a cercarli sul web, confrontarli e copiarli.

Un'altra mia passione è la poesia, mi piace cogliere la poesia che esce dal pensiero e si fissa qui, davanti al mio occhio; è sempre molto emozionante far diventare “parola” il pensiero e l’emozione che mi attraversano. Leggo le poesie a scuola e ai ragazzi piace ascoltare. Questo a volte apre anche negli alunni il desiderio di scrivere e io assecondo, sostengo queste loro aspirazioni.

Posso affermare che la vita, da quando questa vena della poesia e dello scrivere s’è aperta e si è imposta nella mia giornata, mi piace.

Mi piace tanto vivere e condividere quello che sono.

Francesca Salvador


Indice

Indice

Prefazione

Introduzione

I Cavaliér

· La nascita

· L’allevamento

· Il bosco

· I bozzoli

· L’ammasso dei bozzoli

Maria mamma, nonna, bisnomma, trisnonna

· Cara Nonna

· MAria

· la casa

· francesco

· i ricordi

· lo zio don

· la nostra costellazione

· grazie, nonna!

Luigia mamma, nonna, bisnonna

· A volte si comincia il gioco a tavola

· la mamma …

· Luigia, è la mia mamma

· La mia nostalgia

· I grandi valori dell’umanità


Note

Data Pubblicazione
Maggio 2011
N. Pagine ( per formato .pdf)
????
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